Pubblicazione del volume “Quando il credito profumava di grano”

Un nuovo libro curato da Luigino Bruni e Maria Beatrice Cerrino riporta l’attenzione sui Monti frumentari.

Pubblicato da Ecra nella collana «Saggi», il volume Quando il credito odorava di grano. Alla riscoperta dei Monti frumentari nell’Italia Centro-Meridionale, a cura di Luigino Bruni e Maria Beatrice Cerrino, raccoglie quindici contributi dedicati alla storia dei Monti frumentari. La pubblicazione è l’esito di una ricerca collettiva lanciata dallo stesso Bruni nel 2025 dalle colonne del quotidiano Avvenire, con lo scopo di riscoprire e censire dal basso i Monti frumentari fondati sul territorio italiano. Istituiti per fornire strumenti di sostegno ai piccoli coltivatori, questi enti si collocano nel più ampio panorama delle istituzioni di credito solidaristico e di assistenza: mettendo a disposizione sementi e cereali, anticipavano al contadino risorse per il proprio mantenimento e per l’avvio ciclo produttivo agricolo; la restituzione avveniva in seguito, a raccolto ultimato, secondo modalità e quantità stabilite dagli ordinamenti del singolo istituto. La loro peculiarità risiede soprattutto nella natura non monetaria del credito: essi infatti si diffondo a partire dalla fine del XV secolo, con una particolare presenza nei piccoli centri rurali e nelle aree montane dove la circolazione di moneta era più scarsa. Il grano non era semplicemente oggetto del prestito, ma diventa una risorsa concreta, al contempo merce prestata, unità di conto, riserva di valore e strumento di sostegno per la produzione agricola, prevenendo l’indebitamento e l’usura, proteggendo le fasce più povere della popolazione dalla fluttuazioni stagionali del grano e favorendo così la stabilità della comunità.

Dalle ricognizioni promosse attraverso l’appello di Bruni emerge una dimensione multiforme e composita di questi enti. I quindici contributi che compongono il volume infatti gettano luce sulla storia di alcuni Monti frumentari, alcuni dei quali scarsamente conosciuti in precedenza: Castelfidardo e Mozzano (entrambi in provincia di Ancona), Roccafluvione (Ascoli Piceno), Orvieto, Sora, Carovilli (Isernia), Matera, San Valentino in Abruzzo Citeriore (Pescara), Bisceglie (Barletta-Andria-Trani), Montefalcone di Val Fontone (Benevento). A queste esperienze storiche si aggiunge l’esperimento di economia civile integrale condotto a partire dall’inizio degli anni Duemila a Caselle in Pittari (Salerno) da Antonio Pellegrino e articolato intorno alla cooperativa sociale Terra di Resilienza e al Monte frumentario: non una replica del passato, ma un uso consapevole di un modello storico per affrontare problemi contemporanei quali la perdita di biodiversità agricola, la dipendenza dai mercati delle sementi e la fragilità delle piccole economie rurali.

Il volume curato da Bruni e Cerrino si inserisce in un filone storiografico che progressivamente ha riconosciuto l’importanza delle forme di credito non monetario nelle economie preindustriali e in particolare dove in quelle comunità dove la moneta circolava con più difficoltà. Questo ampio ambito di ricerca era già stato indagato nel 2014 da Paola Avallone, membro del comitato scientifico del Centro studi sui Monti di Pietà e sul credito solidaristico. Il suo volume Alle origini del credito agrario. I Monti frumentari nel Regno di Napoli e le riforme di fine ‘700, pubblicato dall’Istituto di studi sulle società del Mediterraneo del CNR, indagava infatti gli sviluppi e le trasformazioni del credito non monetario nel Regno di Napoli in epoca moderna.

Di più ampio respiro invece il volume miscellaneo pubblicato dal Centro studi per il Mulino I Monti frumentari e le forme di credito non monetarie tra Medioevo ed Età contemporanea a cura di Ippolita Checcoli ed esito di un seminario tenutosi a Bologna due anni prima. Il volume raccoglie 12 saggi di studiosi internazionali, che approfondiscono le forme di credito in natura sviluppatesi dalla fine del Quattrocento all’Ottocento in Italia (Regno di Savoia, Romagna, Lazio, Sardegna, Regno di Napoli e Puglia) e in Spagna; inoltre, il discorso sulle forme di credito in natura si amplia verso l’analisi dei meccanismi di funzionamento di enti che già nel XIV secolo svolsero funzioni similari, come  il Fondaco delle Biade a Padova, e verso un legame con la contemporaneità, attraverso l’esempio della Grameen Bank di Muhammad Yunus.

Tutti e tre questi volumi si inseriscono in un rinnovato interesse storiografico per una forma di credito in natura e costituiscono un primo sondaggio sui Monti frumentari e sul variegato panorama costituito da questi enti: la molteplicità delle forme istituzionali, la diversa cronologia delle esperienze locali, i rapporti con le autorità ecclesiastiche e civili, le modalità concrete di concessione e restituzione del credito e le trasformazioni intervenute fra età moderna e contemporanea rendono difficile una lettura univoca; aprono invece lo spazio a studi comparativi e approfondimenti su diversi aspetti di questa fitta trama di organismi locali che per secoli contribuirono a sostenere la vita economica delle comunità.

Anche le dimensione documentaria rende lo studio di questi enti più ampio: di fronte all’estrema frammentazione dei patrimoni archivistici prodotti (statuti, registri contabili, libri dei prestiti, ricevute, corrispondenza, inventari) e alle lacune materiali, la ricerca deve spostarsi verso fonti complementari (atti amministrativi di altri enti, documenti notarili privati, visite pastorali) dove la fondazione, lo sviluppo e il funzionamento dei Monti frumentari possono emergere, insieme alla fitta rete di rapporti istituzionali e socio-economici che questi istituti furono in grado di mettere in atto nello svolgimento delle proprie attività.

 

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